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TENTATO OMICIDIO: LE MASSIME PIU’ IMPORTANTI DELLA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

Corte di Cassazione Penale sezione I 31 agosto 2017 n. 39749:

Per affermare la sussistenza del tentativo di reato ex art. 56 c.p., il requisito dell’univocità degli atti va accertato ricostruendo, sulla base delle prove disponibili, la direzione teleologica della volontà dell’agente quale emerge dalle modalità di estrinsecazione concreta della sua azione, allo scopo di accertare quale sia stato il risultato da lui avuto di mira, sì da pervenire con il massimo grado di precisione possibile alla individuazione dello specifico bene giuridico aggredito e concretamente posto in pericolo.

Corte di Cassazione Penale, Sez. I, Sent. 17 aprile 2018, n.17174

Al fine della qualificazione del fatto quale tentato omicidio, invece che quale lesione personale o altro,si deve avere riguardo al diverso atteggiamento psicologico dell’agente e alla diversa potenzialità dell’azione lesiva, richiedendosi nel primo un quid pluris che tende ed è idoneo a causare un evento più grave di quello realizzato in danno dello stesso bene giuridico o di uno superiore, riguardante lo stesso soggetto passivo, che non si realizza per ragioni estranee alla volontà dell’agente.

Corte di cassazione penale, sez. I, Sent. 5 ottobre 2018, n. 44598:

Devono ritenersi “indicativi sia dell’idoneità degli atti a cagionare la morte della persona offesa e della univoca direzione degli stessi a determinare l’evento letale, sia della presenza di un dolo omicidiario, pur configurato nelle forme del “dolo alternativo” rispetto alle mere lesioni personali: l’uso di un micidiale strumento di offesal’estrema vicinanza tra lo sparatore e la vittimal’indirizzamento dei colpi verso una zona corporea sede di organi vitali, chiaramente indicativa dell’animus necandi o, indifferentemente, di una volontà di offendere l’integrità fisica della vittima”.

Corte di Cassazione Penale, sez. I, Sent. 13 settembre 2018, n. 40700:

Scrive la Suprema Corte[2], nel confermare la sentenza del Tribunale di merito: “gli elementi sintomatici dell’azione criminosa, dai quali dedurre la sussistenza del dolo, indicando: a) le circostanze di tempo e di luogo dell’azione (…); b) la consistenza della condotta(…); c) la qualità del mezzo usato (…) e la sua notevole potenzialità offensiva; d) la zona attinta dal colpo da arma (…); e) la complessiva condotta dell’imputato antecedente e successiva al fatto”. Viene osservato, inoltre, che la prova del dolo di omicidio o di tentato omicidio deve essere ricercata attraverso un procedimento inferenziale, analogo a quello utilizzabile nel procedimento indiziario, da fatti esterni e certi, aventi sicuro valore sintomatico, che, con l’ausilio di appropriate massime di esperienza, consentano di desumere l’esistenza del dolo”.

Corte di Cassazione Penale, Sezione, Sent. 31 luglio 2018, Sent. n. 36981:

nell’omicidio tentato la prova del dolo, in assenza di esplicite ammissioni da parte dell’imputato sul punto, ha natura indiretta, dovendo essere desunta da elementi esterni e, in particolare, da quei dati della condotta che, per la loro non equivoca potenzialità offensiva, siano i più idonei ad esprimere il fine perseguito dall’agente; con la conseguenza che, in funzione dell’accertamento della sussistenza della volontà di uccidere, nel delitto tentato assume valore determinante l’idoneità dell’azione che va apprezzata in concreto, senza essere condizionata dagli effetti realmente raggiunti (dovendosi, diversamente, l’azione ritenersi sempre inidonea, per non aver determinato l’evento) e tale giudizio di idoneità è una prognosi, formulata ex post, con riferimento alla situazione così come presentatasi al colpevole al momento dell’azione, in base alle condizioni umanamente prevedibili del caso particolare”.

Corte di Cassazione Penale, sez. I, 5 febbraio 2018, n. 5304:

 “il dolo diretto può manifestarsi anche nella forma del dolo alternativo, che ricorre quando il soggetto agente prevede e vuole indifferentemente due eventi alternativi tra loro come conseguenza della sua condotta, elemento soggettivo compatibile con il tentativo”.

Corte di Cassazione Penale, Sez. I, Sentenza n.46258 dell’8 – 28 novembre 2012:

” Ai fini della diversa definizione del fatto materiale nel reato di lesione personale e in quello di tentato omicidio così come avviene in genere per tutti i casi di reato progressivo, deve aversi riguardo sia al diverso atteggiamento psicologico dell’agente sia alla differente potenzialità dell’azione lesiva. Nel primo reato, l’azione esaurisce la sua carica offensiva nell’evento prodotto, mentre nel secondo vi si aggiunge un quid pluris che, andando al di là dell’evento realizzato, tende ed è idoneo a causarne uno più grave in danno dello stesso bene giuridico o di un bene giuridico superiore, riguardante il medesimo soggetto passivo, non riuscendo tuttavia a cagionarlo per ragioni estranee alla volontà della gente. Mentre, sotto il profilo soggettivo, in mancanza di circostanze che evidenzino ictu oculi (immediatamente N.d.r.) l’animus necandi, la valutazione dell’esistenza del dolo omicidiario può essere raggiunta attraverso un procedimento logico di induzione da altri fatti certi, quali mezzi usati, direzione l’intensità dei colpi, la distanza del bersaglio, la parte del corpo attinta, le situazioni di tempo e di luogo che favoriscano l’azione cruenta”

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Pubblicato da AVVOCATO ALESSANDRO BAVARO

STUDIO LEGALE N. 0964311854

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